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| 'Nell'Anno del Signore' |
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| Cultura | |||
| di Carlo Castriota | |||
| Lunedì 24 Gennaio 2011 22:50 | |||
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In cartellone al Teatro dell'Angelo fino al 30 gennaio Tratto dall'omonimo film di Luigi Magni (1969), "Nell'Anno del Signore" di Antonello Avallone ne rappresenta un'interessante e riuscitissima rilettura Sorte che toccherà anche a due giovani liberali, Leonida Montanari e Angelo Targhini. Nonostante gli estremi tentativi di salvar loro la vita, messi in atto dal ciabattino Cornacchia (che poi si svelerà essere in realtà il leggendario Pasquino) e dalla giovane e bella ebrea Giuditta. La "pièce" va ricordata innanzitutto per una brillante intuizione del regista: Avallone "ambienta" parecchie fasi dell'azione scenica direttamente tra il pubblico. Rivendicando e confermando una delle peculiarità teatrali: il contatto "fisico" costante tra attori e spettatori. "Nell'Anno del Signore" di Avallone è in pratica un film in 3D in versione teatrale. Altro merito cospicuo del regista è quello di aver osservato una fedeltà assoluta al lavoro cinematografico di Luigi Magni, come del resto era già accaduto in occasione de: "In nome del Papa Re". E che dire dei tre protagonisti? Antonello Avallone disegna con leggiadra raffinatezza la duplice figura Cornacchia-Pasquino. Luigi Fiorentini è uno straordinario colonnello Nardoni, responsabile dell'ordine pubblico cittadino. Maria Cristina Fioretti (unica interprete femminile in un cast totalmente maschile) incarna meravigliosamente Giuditta, uno dei personaggi chiave dello spettacolo. Uno spettacolo che rimarrà impresso non poco a molti (com'è accaduto pure a me), anche per una sorta di "sentenza" enunciata da un altro dei protagonisti: il Cardinale Rivarola. "Noi (la Chiesa, ndr) siamo sempre dalla parte giusta, anche quando sbagliamo. E' la tragedia del Potere". Parla Maria Cristina Fioretti:"E' una tragedia che conosciamo bene. Una tragedia di ieri. Di oggi. Di domani. Di sempre. Conservo con vivissimo affetto il ricordo dell'esperienza fatta ne: 'Il malato immaginario', protagonista il grande Silvio Spaccesi. Era il 2003 ma, già dal 1998, aveva preso il via quel lungo percorso in comune con Antonello Avallone che ci porterà fino ad oggi. Proprio nel '98, infatti, fui la protagonista de: 'Puggili', scritto da Alessandro Canale e sotto la regìa, per l'appunto, di Avallone. C.C: "Maria Cristina cosa si prova nell'interpretare ruoli che furono di una Magnani, di una Cardinale?" C.C.: "Per chiudere, Cristina: qual è il tuo pensiero sulla politica del governo nei riguardi del teatro?"
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teatrale. L'anno in questione è il 1825. A Roma, in quell'anno, nell' "Anno del Signore", la ghigliottina di Mastro Titta lavorava piuttosto alacremente. La Capitale dello Stato Pontificio era scossa dai primi moti carbonari e non poche teste rotolavano a terra.
La "pièce" va ricordata innanzitutto per una brillante intuizione del regista: Avallone "ambienta" parecchie fasi dell'azione scenica direttamente tra il pubblico. Rivendicando e confermando una delle peculiarità teatrali: il contatto "fisico" costante tra attori e spettatori. "Nell'Anno del Signore" di Avallone è in pratica un film in 3D in versione teatrale.
Ancora nel 2004 sono la protagonista de: '16 ottobre 1943', di De Benedetti, in memoria della deportazione degli ebrei. La rappresentazione teatrale avvenne a Verona, ma, nello stesso anno, fu trasposta in televisione (RaiTre). Co-protagonista, in entrambi i casi, il famosissimo Luca Zingaretti. Il 2005 mi ricorda la fiction televisiva: 'La buona battaglia (Don Pappagallo)', con Flavio Insinna e la regìa di Gianfranco Albano (RaiUno). Nel 2007, sempre su RaiUno, vanno in onda: 'Pinocchio', con la regìa di Alberto Sironi; e 'Fidati di me', con Virna Lisi, diretto da Gianni Lepre. E siamo ormai ai giorni nostri. Il 2010 mi vede autrice, protagonista e regista de: 'Ho gridato che ti amo', messo in scena nell'àmbito dell'Estate Romana e al Teatro Arvalia.












