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Welfare. Un termine ormai desueto. Che ha conosciuto tempi assai più fulgidi. Ad esempio, l'esperienza storica delle grandi socialdemocrazie scandinave: quelle dello "Stato assistenzialista dalla culla alla tomba". Oppure quelle richiamantesi ad una delle più felici metafore di Bertolt Brecht: "Non ti regalo un pesce; ti insegno a pescare". Welfare. Ma cos'è, oggi, il welfare? Se ne può ancora parlare? Quali spazi ci sono, per esso?
Fabio Bellini, presidente del XVI Municipio, ha idee molto chiare in proposito: "Welfare e sociale sono entità inscindibili. Abbiamo progettato e realizzato incontri proficui con otto diverse realtà del nostro territorio, allo scopo primario di scovare maniere incisive per trovare e creare lavoro per i disabili, per i giovani. Sono state istituite borse-lavoro non solo per gli studenti, ma anche per gli ultra-cinquantenni e per le persone alle prese con grosse difficoltà, soggettive ed oggettive. Il nostro prossimo passo vuole essere la costruzione di un'associazione che punti all'obiettivo-impresa.
Un'altra sfida da vincere è la lotta all'usura. Chi si rivolge al laboratorio apposito è soprattutto la donna, e, più in generale, il soggetto in difficoltà. Per tutti costoro è previsto l'accesso a fondi del ministero dell'Economia e/o della Regione Lazio. Ma il nostro obiettivo-principe è il welfare dei diritti, dai minori agli anziani, indipendentemente dalle condizioni di disagio dei singoli e della comunità". Come chiosare il tutto? Parafrasando, direi, un fortunato slogan di ieri e di oggi: "Il welfare è vivo e lotta insieme a noi!".
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