Homepage | Notizie | Un guelfo alla Cultura
Un guelfo alla Cultura PDF Stampa E-mail
di Orietta Rossini   
Venerdì 18 Novembre 2011 23:08

Salvatore_SettisLo ammetto: come si dice a Roma, c’ero cascata. Avevo seguito il totoministri sui quotidiani e al nome di Salvatore Settis in pole position per il dicastero dei Beni e delle Attività Culturali avevo avuto un sussulto di entusiasmo, come da decenni non se ne danno più in questo settore. Vuoi vedere, ho pensato, che questo Monti fa sul serio, che veramente avremo un governo di tecnici di grande valore, di persone non solo preparate ma anche abbastanza indipendenti da perseguire, senza riguardo al “particolare”, alla fazione, all’ideologia, il bene del Paese?

Da tempo nutro la convinzione, come molti di quelli che operano nel settore culturale, che l’Italia ha in Salvatore Settis una risorsa: un intellettuale che, come Monti e forse più di Monti, ha caratura e profilo internazionale; un “tecnico” che conosce da vicino la “macchina” amministrativa e la legislazione di settore; che ha più volte denunciato, ma con piglio costruttivo, le devastazioni dei nostri tesori d’arte e paesaggistici; un esperto che, avendo ottimamente ispirato l’attuale “Codice dei Beni Culturali” e collaborato con governi di diverso colore, poteva mettere la sua esperienza al servizio dello Stato. Un concetto, quello di Stato, in cui Salvatore Settis crede.

 

mario_montiOra so di essermi ingannata. Il “tecnico” scelto da Monti è Lorenzo Ornaghi, da tre mandati rettore dell’Università Cattolica di Milano, ma sopratutto politologo ispiratore di quel "progetto culturale cristianamente ispirato", di cui è stato inventore e guida ieri il cardinale Camillo Ruini oggi Angelo Bagnasco. Fa parte di quella larga fetta del governo Monti uscita dal Forum delle Associazioni Cattoliche riunito a Todi lo scorso ottobre, durante il quale il cardinal Bagnasco, assistito da ben quattro futuri ministri del governo Monti (Passera, Riccardi, Balduzzi  e appunto Lorenzo Ornaghi), aveva gettato le basi della “Cosa Bianca”, avanzando i desiderata del mondo ecclesiale: revisione del bipolarismo e un nuovo governo di “larghe intese”, ma a trazione cattolica. Alcuni avevano anche scritto della ri-nascita di una “una gigantesca lobby intenzionata ad incidere direttamente nei programmi dei partiti e dei governi”. A pensar male si fa peccato, ma a leggere oggi le nomine di Monti chi non si sente indotto in tentazione?

Da anni, per usare le parole di un vaticanista, “Ornaghi sostiene che il cristianesimo non è un valore aggiunto, facoltativo, nei sistemi democratici dell'Occidente, ma è origine e fondamento della democrazia stessa”. E noi, ingenui, che pensavamo a Pericle e alla democrazia ateniese... Il nuovo ministro della cultura italiana non è solo un cattolico integrale, è anche un militante cattolico, convinto che sia arrivato il tempo “per il cattolicesimo italiano, di manifestarsi con decisione ‘guelfo’, se non già di originare da subito un nuovo, energico ‘guelfismo’…”. Cosa ci dobbiamo aspettare da questo rappresentante della cultura cattolica italiana noi che, come tecnici del quotidiano - archeologi, storici dell’arte, architetti, restauratori ecc. ecc. - ci occupiamo, ormai disarmati e delegittimati, di cose successe a volte millenni prima di Cristo? I cittadini di Roma, ad esempio, possono sperare che gli occhi del neo-ministro guardino imparzialmente al logoramento dei Fori come a quello delle cupole?

lorenzo-ornaghiPoiché non vogliamo pensar male ci asteniamo da previsioni e aspettiamo il ministero “guelfo” alla prova dei fatti. Ci sia però concessa qualche domanda: perché, tra tutti, un dicastero così squisitamente tecnico come quello per i Beni e le Attività Culturali è da decenni occupato da figure politiche, di destra e di sinistra, la cui formazione avviene in ambiti lontanissimi da quello specifico? Perché nessuno in questo Paese, né a livello nazionale né tantomeno locale, si pone più il problema di cosa implichi una vera politica culturale? Perché Monti ha preferito un laureato in scienze politiche ad un tecnico in grado di riassumere in un solo sguardo non solo i problemi del patrimonio italiano, ma la vicenda storica post-unitaria della tutela italiana? E soprattutto chi spiegherà ad un “guelfo” il danno recato alla cultura dalla mancanza di indipendenza ed autonomia? In un ministero ormai “uso a obbedir tacendo” chi spiegherà all’ennesimo politologo/economista promosso a “tecnico” di Beni culturali quanto sia sbagliato separare i concetti di tutela e di valorizzazione? E che la Cultura, con la maiuscola, non può essere sottomessa ad un progetto politico confessionale? Un ennesimo conflitto d’interessi si addensa sopra i tetti del Collegio Romano…

 

Orietta Rossini
Responsabile IDV Roma

Dipartimento Cultura


rssfeed
Condividi su social network: Favoriten Twitter Facebook Myspace Stumbleupon Digg Technorati aol blogger google reddit YahooWebSzenario
 

Aggiungi commento


Login