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COLOSSEO: PRIMA IL TAR ADESSO LA PROCURA E LA CORTE DEI CONTI PDF Stampa E-mail
di Orietta Rossini   
Domenica 15 Gennaio 2012 15:13
colosseum

Prima la brutta figura internazionale sulla Formula 1 all’Eur; poi i progetti demenziali dell’ex vicesindaco Cutrufo, che si è dovuto dimettere dopo aver girato mezzo mondo annunciando un “Parco tematico della Roma Antica” alla Magliana e un Waterfront ad Ostia, che fortunatamente non si faranno mai; poi i soldi pubblici spesi per presentare il Progetto Millennium (quale? Il terzo?) e le Olimpiadi del 2020, poi la rivolta dei cittadini contro “cartellopoli”; poi la ridicola figura sull’Ara Pacis, che si doveva abbattere ma sta ancora lì viva, in attivo e integra; poi un sottopasso sul Lungotevere destinato a restare nel libro dei sogni; poi il de-finanziamento del rifacimento di piazza Augusto Imperatore e del

restauro del Mausoleo che cade in pezzi (e nel 2014 saranno 2000 anni dalla morte di Augusto); poi l’incapacità di varare un codice degli spazi verdi; di far rispettare quelli pubblici; di diserbare le aree archeologiche e proteggere i monumenti dal degrado; di fare/sfare piazza San Silvestro in tempi non biblici. Al contrario una straordinaria capacità nell’assumere parenti e pregiudicati nelle aziende municipalizzate. Persino il Natale ha portato in regalo ad Alemanno la brutta figura dell’albero a piazza Venezia che non piaceva neppure a lui e si è dovuto rifare. Ora ci si mette anche il Colosseo, affidato - come scrive l’Antitrust - a Diego Della Valle in violazione delle regole che normano le sponsorizzazioni. Ma quale cattiva stella perseguita il nostro Sindaco? L’Assessore alla Cultura Gasperini tenta di difenderlo dichiarando alla stampa che Alemanno e Roma Capitale non c’entrano nulla con il Colosseo, che è dello Stato. Alemanno estraneo alla vicenda Della Valle?

Nel settembre 2009, un anno prima della gara per la ricerca dello sponsor, Alemanno, Giro e il commissario Cecchi annunciano l’iniziativa del restauro del Colosseo in conferenza stampa internazionale. Così Alemanno: “Chiameremo sponsor internazionali e faremo un grande intervento epocale come è stato per la Cappella Sistina. Ancora non siamo in grado di definire quanto sarà necessario, ma credo che per il restauro ci vorranno almeno 5 milioni di euro” (i numeri, si sa, vanno dati a caso). Nel marzo 2010 si dà notizia di una cifra più credibile, 23 milioni di euro e poco dopo Alemanno, da Tokio, fa il nome di Della Valle come capo di una cordata di imprenditori pronti a finanziare il restauro: “Ho parlato con Diego Della Valle: sarà lui il capofila degli imprenditori italiani nel recupero del Colosseo” ( Corriere della Sera del 14.4.2010). Ancora una volta i conti di Alemanno si rivelano sbagliati alla luce del Codice dei Beni Culturali, che impone una gara pubblica in caso di sponsorizzazione del patrimonio storico-artistico italiano. Ma quello che conta è che 6 mesi prima della gara Alemanno già sa che sarà Della Valle a sponsorizzare il Colosseo. La gara viene indetta e scade il 30 ottobre 2010. A questa data però le proposte pervenute non appaiono conformi. Il perché non viene detto né allora né dopo: la gara rimane “oscurata” e solo oggi, grazie all’Antitrust, esce fuori la proposta della Ryanair.

Chiusa negativamente la procedura di gara, viene avviata la trattativa privata. Guarda caso, è la Tod’s spa che la spunta. E ottiene anche condizioni molto, troppo vantaggiose rispetto a una gara  che a rileggerla oggi sembrerebbe demenziale se non venisse il sospetto che sia stata appositamente formulata per spaventare “la concorrenza”: lo sponsor infatti doveva completare la progettazione degli interventi, incredibilmente andati in gara con il solo progetto preliminare; doveva assumersi la direzione di lavori altamente specializzati; doveva coordinare la sicurezza dei cantieri (e dove va a finire l’immagine dello sponsor se malauguratamente succede un incidente grave?); doveva procurare sub-appaltatori e maestranze (che magari si mettono in sciopero); doveva pagare penali per tempi di esecuzione troppo lunghi e alla fine sottostare al giudizio di qualità della Soprintendenza competente. Tutto questo nella gara pubblica. Che in cambio non assicurava certo l’esclusiva dell’immagine del Colosseo, né poteva farlo visto che è vietato dall’art. 120 del Codice dei Beni Culturali.

Il giorno dopo la chiusura della gara, Della Valle scrive una lettera dove detta le sue condizioni: progettazione e cantierizzazione a carico della Soprintendenza e esclusiva mondiale sull’immagine del Colosseo, come la legge vieta.  Tutto accordato: Della Valle può costituire un’Associazione che utilizzerà in esclusiva mondiale e a tempo indeterminato (ma almeno per 15 anni) l’immagine del Colosseo in maniera del tutto svincolata dall’iniziativa di restauro. Al contrario lo Stato non può concedere a fini promozionali l’immagine del Colosseo a soggetti diversi dalla Tod`s, la quale invece, con il solo parere consultivo dello Stato, potrà concedere a terzi l’uso del logo con il Colosseo. Insomma l’immagine del Colosseo viene ceduta alla Tod’s in barba anche all’art. 9 della Costituzione, che riserva la tutela dei monumenti alla Repubblica.

Un’ultima domanda: se nel 2020 Roma dovesse essere sede dei Giochi Olimpici, dovrà chiedere a Della Valle la possibilità di usare il Colosseo come simbolo? O Roma Capitale e gli organizzatori dovranno entrare a far parte, in seconda fila, dell’Associazione capeggiata da Della Valle?

Insomma il Colosseo è stato affidato dal trio Gianni Alemanno - Gianni Letta - Cecchi (oggi promosso a sottosegretario dal governo Monti) a Della Valle che fa un affare valutato una cifra 10 volte superiore ai 25 milioni promessi. Un vero affare, peccato che per legge non poteva essere concluso. Vorremmo modestamente ricordare che, in tutto l’arco parlamentare, l’IDV è stato il solo partito a denunciare pubblicamente, ancor prima del Codacons, l’accordo truffaldino. E lo combatterà ancora, perché il Colosseo va sì restaurato, ma secondo legge e restando un “bene comune”.

Orietta Rossini
Dipartimento Beni culturali, ambientali, architettonici e paesaggistici
Idv Roma


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