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| Ma il Colosseo è un monumento archeologico? |
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| di Redazione |
| Mercoledì 15 Febbraio 2012 23:01 |
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La gara è stata giudicata regolare sulla base del D.L. 163/2006, ovvero del "Codice dei contratti pubblici per lavori, servizi, forniture": cioè il Codice che regola gli appalti per la costruzione di strade e gallerie, la fornitura di lenzuola per ospedali, di computer ai ministeri, del cibo che arriva alle mense scolastiche, e ancora : l'istallazione di centrali d'allarmi, l'acquisto di armi per l'esercito, la realizzazione di discariche etc. etc. etc. E magari giudicata da questo punto di vista può anche darsi che la trattativa privata che ha scelto lo sponsor per il Colosseo non fuoriesca dal seminato (anche se l'Antitrust ha giudicato diversamente dal momento che 2 partecipanti su 3 si sono ritirati perché chiamati a rispondere nel giro di 48 ore alla trattativa, mentre il terzo, Della Valle, dettava tempi e regole). Ma tant'è, come si dice: guardiamo avanti. Guardando avanti però rimane che il Colosseo fa parte del patrimonio artistico e storico italiano e quindi la sua sponsorizzazione andrebbe giudicata sulla base di un altro Codice finora ignorato da tutti, precisamente quello "dei beni culturali". Il quale Codice detta regole molto precise e diverse da quelle applicate nel caso di Della Valle, e cioè che non si può dare l'esclusiva dell'immagine di un monumento come l'anfiteatro Flavio ad uno sponsor chicchessia, perché l'immagine di un monumento è oggetto di tutela da parte della Repubblica e la tutela dei beni culturali non può essere delegata a privati. E invece è proprio quello che è avvenuto nel caso dei benefits concessi da Roberto Cecchi (ieri Commissario ai beni archeologici di Roma, oggi promosso a sottosegretario al MiBac) alla Tod's di della Valle, che oggi ha l'esclusiva dell'immagine del Colosseo e può impedire a chiunque di farne uso per un numero indeterminato di anni, forse decenni, dipende dalla durata del restauro. Solo la sottostima dolosa in cui versa la cultura in un paese di furbi poteva portare a questo risultato: che oggi l'immagine del nostro monumento più famoso è affidata a un condannato per truffa, mentre l'Autority dice che è tutto regolare. La penserà così anche il Tar, oppure è troppo sperare che il 7 marzo si giudichi la sponsorizzazione del Colosseo anche alla luce del D.L. 42 del 2004, appunto il "Codice dei Beni Culturali"? Noi dell'IDV romano sogniamo un paese in cui le leggi sul patrimonio storico-artistico vengano applicate, in cui i musei siano affidati alle cure di esperti, in cui i ministri mandati a via del Collegio Romano, sede del MIBac, ne capiscano qualcosa di beni culturali e non vengano scelti tra economisti che si autodefiniscono "guelfi" o, peggio, tra politicanti di lungo corso. O è troppo? |



Il Colosseo è il monumento simbolo di Roma e fa parte del patrimonio archeologico mondiale, ma a quanto pare l'Autorità per la Vigilanza sugli Appalti Pubblici non se n'è accorta. Infatti il 9 febbraio ha giudicato regolare la gara pubblica che ha affidato la sponsorizzazione del Colosseo a Della Valle (che di gare manipolate se ne intende, visto che è stato condannato in primo grado ad 1 anno e 3 mesi per truffa sportiva).













