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| L'8 marzo con Antonio Di Pietro |
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| Politica | |||
| di Carlo Castriota | |||
| Mercoledì 09 Marzo 2011 16:55 | |||
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Qui, proprio sotto il balcone dell'Ambasciata di Francia, l'Italia dei Valori ha proposto la lettura del "suo" 8 marzo. Che può riassumersi in uno slogan, tanto semplice quanto efficace, profondo, suggestivo: "Libere di essere donne". Libere di essere donne e non "costrette" ad essere "veline", "schedine", "letterine" o, con un termine unico ma onnicomprensivo: "galline". Laura Segatori, coordinatrice IdV delle donne romane, ha sostenuto nel suo intervento: "Ricordiamoci che l’8 marzo non nasce come una festa. L’8 marzo è il tributo alla memoria di quelle 300 operaie morte negli Stati Uniti, 100 annifa, mentre erano in sciopero per proclamare e difendere i propri diritti. Con il tempo, l’8 marzo ha poi assunto le vesti, la consuetudine della festa. Accompagnando il cammino della donna verso forme sempre più avanzate di emancipazione. Certamente molto resta ancora da fare. Anche nella memoria di quell’8 marzo "a stelle e strisce", la donna deve colmare l'enorme divario esistente tutt'oggi con l'uomo, col "maschio", con particolare riguardo al raggiungimento delle pari opportunità nel lavoro e nelle istituzioni.
"Dulcis in fundo" è salito sul palco degli oratori Antonio Di Pietro: "I tagli al welfare e all'occupazione - ha detto il Presidente - colpiscono in misura particolare le donne: 9 milioni e 679 mila di loro non lavorano e non studiano. Poi c'è la beffa: a parità di mansioni con i colleghi uomini, le donne guadagnano in media il 25-30% in meno. La spesa sociale in Italia è pari all' 1,2 del Pil, esattamente la metà (2,4%) della media europea. Non parliamo poi dei servizi per l'infanzia da noi fermi all'11% (rispetto al 30% europeo), visto che il governo Berlusconi non ha previsto neanche un euro, per esempio, per il fabbisogno di asili nido. Tutto ciò, direttamente o indirettamente, colpisce le donne, le mortifica". Mi piace chiudere con l'opinione di "una di noi". In tutti i sensi. Non fa parte dell'establishment IdV, ma che all'IdV è comunque iscritta. E che, soprattutto, è un’insegnante di lingue in un liceo classico tra i migliori della Capitale: il "Giulio Cesare". Il suo nome è Susy La Rocca: "La presenza di una Carfagna, di una Brambilla, di una Gelmini, nel governo italiano, è inaccettabile, è inquietante, perchè i criteri che hanno portato alla loro scelta non sono assolutamente condivisibili". Complimenti, professoressa. Stringata, ma chiarissima. Io le troverei anche un posto tra gli oratori, la prossima volta.
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Una splendida giornata di sole ha accolto e salutato l’8 marzo capitolino. L’8 marzo. La festa della donna. La festa delle donne. Che hanno invaso uno dei punti strategici prescelti dalle varie manifestazioni atte a celebrare l'evento: Piazza Farnese.
“Le donne dell'Italia dei Valori - ha concluso la Segatori - vogliono sia riconosciuta l'importanza del proprio ruolo all'interno del partito. Ma questo è un discorso che va esteso ed ampliato a tutte le donne, in tutti i partiti, trasversalmente". Ha poi preso la parola Angela Altobelli, referente IdV per il XV Municipio:"Le donne, ancora oggi, troppe volte, salgono al top per motivi eticamente riprovevoli, mediante scorciatoie vergognose. Penso ad alcune ministre, a varie parlamentari, nazionali e locali. Siamo in presenza di un "trend" soffocante,che non accenna minimamente ad allentare la presa. E trova anzi ulteriore alimento nell'immagine che i media - soprattutto quelli di proprietà del premier - offrono di noi donne. Quando la realtà è poi completamente diversa: la donna italiana è la donna che lavora, in casa e fuori, non è l'escort che si presta ai bunga-bunga. Mi piace ricordare e citare due donne che hanno rappresentato e rappresentano una sorta di donna-modello: Nilde Iotti e Tina Anselmi". E il sottoscritto, immodestamente, ci aggiungerebbe pure una donna di oggi. Una grande donna: Concita De Gregorio, anche lei presente al "nostro" 8 marzo. Non ne riporto qui i concetti salienti da lei espressi in Piazza Farnese. Non certo perchè non lo meriti ma perchè ritengo assai più interessante e significativo ripercorrere il suo "cursus honorum" professionale. Giornalista approdata giovanissima a "La Repubblica" e ben presto redattrice-capo della cronaca politica di uno dei più influenti quotidiani nazionali, Concita è oggi assurta a direttore de "L'Unità", vale a dire uno dei giornali più “antichi” della storia italiana, il giornale fondato da Antonio Gramsci.












