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| La Costituzione: in piazza per difenderla |
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| Politica | |||
| di Carlo Castriota | |||
| Domenica 13 Marzo 2011 22:36 | |||
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"Una Costituzione di stampo bolscevico". Proprio così, parola di Berlusconi. E infatti Alcide De Gasperi, Luigi Einaudi, Ferruccio Parri e qualche altro illustre Padre della Patria erano notoriamente dei pericolosissimi comunisti. Ma lasciamo il premier in preda ai suoi delirii e torniamo al "C-Day" che si è rivelato un'autentica, elettrizzante, imponente manifestazione della volontà popolare. Ovunque. A Roma e in altre 100 città. Il cuore dell'iniziativa è stata la Capitale, ove un impressionante corteo ha percorso l'itinerario canonico, da Piazza della Repubblica a Piazza del Popolo. Si sono potute contare cento sigle, tra sindacati, partiti, movimenti, associazioni: il tutto, coordinato e organizzato dal Comitato Difesa della Costituzione, unitamente ad Articolo 21 e Libertà e Giustizia. E ancora: il Popolo Viola, LegAmbiente, Libera, l'A.N.P.I., la C.G.I.L. il cui segretario nazionale, Susanna Camusso, ha dichiarato: "La C.G.I.L. si è sempre contraddistinta per le sue battaglie a difesa dei valori della Carta". Il corteo romano era aperto da una bandiera tricolore lunga 60 metri. Migliaia di braccia sventolavano il tricolore al canto dell'Inno di Mameli. Particolari, questi, che meritano una riflessione. Il tricolore, l'Inno Nazionale non sono più (se mai lo sono stati) patrimonio esclusivo di una Destra ormai poverissima di ideali. Il tricolore, l'Inno Nazionale sono oggi la Frontiera di un'altra Italia, l'Italia che dice "basta!" al malcostume, al malgoverno, ai conflitti istituzionali, alla "res publica" incenerita e ridotta all'infimo rango di "res privata". Le medesime tematiche hanno caratterizzato le manifestazioni svoltesi negli altri centri della Penisola. Con alcune interessanti variazioni. A Firenze, per esempio, all'Inno di Mameli ha fatto da contrappunto Bella Ciao. A Bologna, insegnanti, genitori e molti bambini sono sfilati scandendo lo slogan: "Noi siamo il diritto allo studio, noi siamo la scuola pubblica". Ancora e per chiudere: Napoli. Qui, il Comitato Permanente in Difesa della Costituzione ha raccolto in pochissimo tempo ben 400 adesioni. Tra queste, una delle più significative è senza dubbio alcuno quella del nostro leader. Antonio Di Pietro ha dichiarato: "Oggi l'Italia dei Valori partecipa al C-Day per difendere la Costituzione e la democrazia. E' una giornata di festa e di riscossa della società civile, dei cittadini onesti stanchi di subire le scelte autoreferenziali di questo governo".
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In principio, fu il "No-B Day", il Giorno del No a Berlusconi. A seguire, fu il "No-B Day 2", il Giorno del Secondo No a Berlusconi. Oggi, è stato il "C-Day" Il Giorno della Costituzione. Il Giorno di tutti noi. Perché la Costituzione siamo noi. Perché la Costituzione è l'Italia. Quell'Italia che, giovedì 17, celebrerà i 150 anni della sua Unità. Quell'Italia che, con buona pace di quanti vorrebbero farla a pezzi, resta e si sente fondamentalmente una Nazione. Una Nazione il cui fondamento-cardine era, è e sarà, la sua Carta Costituzionale.
Ma lasciamo il premier in preda ai suoi delirii e torniamo al "C-Day" che si è rivelato un'autentica, elettrizzante, imponente manifestazione della volontà popolare. Ovunque. A Roma e in altre 100 città. Il cuore dell'iniziativa è stata la Capitale, ove un impressionante corteo ha percorso l'itinerario canonico, da Piazza della Repubblica a Piazza del Popolo. Si sono potute contare cento sigle, tra sindacati, partiti, movimenti, associazioni: il tutto, coordinato e organizzato dal Comitato Difesa della Costituzione, unitamente ad Articolo 21 e Libertà e Giustizia. E ancora: il Popolo Viola, LegAmbiente, Libera, l'A.N.P.I., la C.G.I.L. il cui segretario nazionale, Susanna Camusso, ha dichiarato: "La C.G.I.L. si è sempre contraddistinta per le sue battaglie a difesa dei valori della Carta".
Il tricolore, l'Inno Nazionale sono oggi la Frontiera di un'altra Italia, l'Italia che dice "basta!" al malcostume, al malgoverno, ai conflitti istituzionali, alla "res publica" incenerita e ridotta all'infimo rango di "res privata". 












