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| La Gelmini taglia le "teste", Alemanno taglia le "gambe" |
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| Scuola | |||
| di Eugenio Serra | |||
| Domenica 27 Febbraio 2011 15:43 | |||
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Con oltre il 21 per cento di alunni incapaci di leggere e comprendere un testo di media difficoltà, come si evince dai dati INVALSI recentemente rilevati, e un fenomeno di abbandono scolastico in aumento, la scuola italiana, su cui peraltro si sono andare scaricando negli anni le conseguenze dei gravi disagi sociali, economici ed ambientali presenti particolarmente nel centro–sud, avrebbe avuto bisogno di una spinta propulsiva attraverso un forte sostegno finanziario ed un potenziamento delle figure professionali.
La riforma Gelmini-Tremonti , con i tagli drammatici che ha attuato, ha definitivamente e scientificamente demolito un sistema educativo, incardinato sul principio di dare a tutti e a ciascuno, a prescindere dalle condizioni di partenza, sociali, culturali, economiche e di disabilità, le stesse opportunità di elevarsi culturalmente e di superare la ghettizzazione e l'emarginazione di classe. Tale sistema ha favorito nel tempo una maggiore armonizzazione e integrazione sociale, presupposto fondamentale per lo sviluppo collettivo del nostro Paese. Questo processo è stato soffocato attraverso l'impoverimento della scuola pubblica e il foraggiamento costante e crescente di quella privata (quasi sempre cattolica) che, non a caso, nell' ultimo anno ha fatto registrare un incremento di iscrizioni pari al 20 per cento.
Il perché di questo fenomeno è più che evidente a chi abbia un minimo di dimestichezza, come docente o come utente, con la declinazione concreta del paradigma Gelmini: ad una scuola pubblica che sempre più necessita, anche in conseguenza dell’immissione di ragazzi extracomunitari, di un insegnamento individualizzato e di una valutazione rapportata al livello di partenza degli alunni, nell’ambito di un percorso educativo personalizzato programmato dai docenti, il ministro ha risposto con la riduzione delle patologie riconosciute come bisognose di sostegno, i tagli delle ore di insegnamento per gli alunni con disabilità riconosciute, spesso anche gravi, la mancanza di copertura finanziaria per far fronte al pagamento delle supplenze, l’aumento del precariato dei docenti con evidenti ricadute negative sulla continuità didattica, la decurtazione dei fondi per il materiale di consumo, al cui acquisto spesso devono provvedere a proprie spese le famiglie e i docenti.
Come mai? Anche queste attività didattiche saranno cancellate? Il sindaco si rende conto dell'importanza di queste uscite per tanti ragazzi? Non vorrei che il primo cittadino avesse adottato il pensiero Tremonti, secondo cui “con la cultura non si mangia”. E’ vero: la cultura non serve per alimentare il corpo, ma nutre il cervello, affina la sensibilità personale e collettiva e sviluppa senso critico e coscienza civica. Ma probabilmente è proprio per questo che la scuola pubblica , in tutte le sue forme ed espressioni, viene sistematicamente e coscientemente privata del minimo necessario per sopravvivere e per svolgere dignitosamente la sua missione. Eugenio Serra
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La scuola italiana è diventata la cenerentola d'Europa: i tagli effettuati dal Giano bifronte ministro “Gelmonti” hanno strozzato definitivamente quel che restava di un sistema di istruzione pubblica che, per quanto bisognoso di correzioni e miglioramenti, è stato comunque in grado di regalare a questo Paese numerosi cervelli, spesso poi costretti, purtroppo, a “funzionare” all’estero.
Un modello in tal senso è la Finlandia che, fino alla metà degli anni novanta, aveva la più alta percentuale europea di popolazione scarsamente alfabetizzata, ma poi ha invertito la rotta e ha saputo mettere la scuola al centro di un progetto di sviluppo, raggiungendo, in questi ultimi quindici anni, il primo posto tra i paesi europei e il terzo nel mondo per il livello di scolarizzazione e d’istruzione dei ragazzi in tutto il territorio nazionale.
Per contro, nella scuola pubblica, paradossalmente abbandonata proprio dallo Stato, si rischia, e già ci sono allarmanti segnali in tal senso, un fuggi fuggi generale specialmente da parte di quelle famiglie in grado di far fronte alle rette spesso esose delle scuole private.
Come se questo non bastasse, nella realtà romana, la ciliegina sulla torta è arrivata di recente, quando il sindaco Alemanno ha comunicato la sospensione del servizio di scuolabus per mancanza di fondi. Come mai non è stato previsto all'inizio dell'anno scolastico? Come mai non è stata data comunicazione alle famiglie a settembre? Come mai non sono state adottate per tempo strategie alternative? E un'altra tegola sta per cadere in testa alle famiglie e alle scuole: pur essendo ormai ampiamente oltre la metà dell’anno scolastico, il Comune non ha, finora, emesso i consueti bandi per i campi scuola e le visite culturali (“Città come scuola”).













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