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Laureati, pochi e malpagati e gli atenei perdono iscritti PDF Stampa E-mail
Scuola
Martedì 08 Marzo 2011 11:30

(fonte: La Repubblica - Martedì 8 marzo 2011)

Lo studio: 9% in meno di immatricolazioni in 4 anni. Al Sud è fuga dalle università La Ue ci chiede il 40% di laureati entro il 2020.

di Corrado Zunino

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ROMA - Escono due ricerche sull'università, di ricercatori neutri e affidabili, e dicono insieme: c'è una caduta preoccupante delle iscrizioni agli atenei, il Sud si sta sganciando (anche qui) dal resto d'Italia che, a sua volta, perde il contatto con il resto d´Europa. I laureati che arrivano in fondo fra tasse alte, un welfare di sostegno inesistente, lavori in nero ed esami a raffica trovano un impiego certo tardi. Ed è pure malpagato.


La prima ricerca, aggiornata agli ultimi mesi nei dati, è del centro studi del Consiglio universitario nazionale. Spiega che non riusciamo a superare la soglia dei sei studenti che accedono all´università ogni dieci diplomati. Era il 68% nel 2007, oggi è il 62%. Negli atenei statali le immatricolazioni sono crollate rispetto al 2009: -5%, con 3.986 nuovi iscritti in meno.

 

laurea_carta_igienicaNegli ultimi quattro anni il calo è stato del 9,2%: 26.000 matricole in meno, nonostante il numero dei diplomati sia aumentato. L'Unione europea ci chiede da tempo di arrivare al 2020 con il 40% di laureati nel paese.
Difficile.
Oggi siamo intorno al 19%, la metà della media occidentale. Al Centro (-16,8% negli ultimi quattro anni) e al Sud (-19,8%) la caduta delle iscrizioni pubbliche somiglia a una fuga di massa dalle università. E in linea con i dettami anti-scuola pubblica del governo, i giovani del paese si stanno spostando sugli atenei privati: più due per cento le iscrizioni.
Oggi le università non statali assorbono il 6,6% delle matricole. Andrea Lenzi, presidente del Cun: "Abbiamo meno studenti e quindi avremo meno laureati.
È un grave danno di fronte a un futuro basato sulla conoscenza". Colpa della crisi economica? Dei tagli tremontian-gelminiani? universita_incognitaSecondo la ricerca due - anche questa interna in quanto redatta da Almalaurea, che rappresenta 62 università italiane e ha ascoltato 400 mila laureati - c´è una terza spiegazioni possibile, forse ancora più esplicita, per spiegare il calo degli iscritti: fra i giovani la laurea sta perdendo appeal, non è più l´ascensore che cambia lo status rispetto alle famiglie di provenienza. I laureati sono pochi, come dice la ricerca Cun, e sono meno appetibili per il mercato del lavoro, come spiega la ricerca Almalaurea. Non c´è corso con vecchio ordinamento o "3+2" che tengano: per i neolaureati cresce il tempo di attesa per trovare un lavoro. ;Dopo un anno è ancora disoccupato tra il 16,2% e il 17,7% e in soli due anni l´attesa è cresciuta del 60%. Crescono, quindi, le occupazioni in nero e si abbassano i livelli dei salari. Chi trova impiego, viene pagato tra i 1.078 e i 1.149 euro: due anni fa lo stipendio era il 7% in più. Due dati finali danno il senso del mercato del lavoro (familistico) del paese e della mai superata questione delle classi sociali. Il 43% dei figli di ingegneri e avvocati sarà medico e ingegnere. E un figlio di buona borghesia, cinque anni dopo la laurea, guadagnerà 155 euro al mese in più del figlio di un operaio.


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