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Incontro con Niccolò Rinaldi. PDF Stampa E-mail
Sociale
di Gianluca Martone   
Mercoledì 09 Febbraio 2011 15:33

Niccolo_Rinaldi_in_aulaIl suo impegno per le popolazioni più disagiate parte da molto lontano, sin dai banchi di scuola, dove con le associazioni studentesche si occupava di dare sostegno ai popoli del sud del mondo. Oggi i suoi banchi sono quelli del Parlamento Europeo. Dopo la tragedia dei fratellini rom morti carbonizzati in una baracca nel cuore di Roma, abbiamo voluto sapere la sua opinione a riguardo.

Niccolò possiamo accettare tragedie del genere?

No! Una tragedia del genere non poteva capitare in nessun altra capitale dell’Europa occidentale. Parlo dei Paesi più progrediti, che hanno rifiutato da tempo il

concetto di baraccopoli, mentre in Italia e  specialmente a Roma il fenomeno di questi campi è da sempre un nervo scoperto. Non esistono esempi simili al nostro, in altri paesi i rom sono ospitati in strutture molto meglio organizzate e più sicure. Per trovare delle situazioni simili a quella romana dobbiamo portare il nostro sguardo verso i paesi del terzo mondo.

 

logo-adle-enÈ un problema europeo quello dell’integrazione dei rom o un problema italiano?

Dovrebbe essere un problema europeo, più volte con gli altri colleghi dell’idv abbiamo chiesto alla Commissione Europea ed al Parlamento di elaborare una strategia, ma questa tarda ancora ad arrivare. L’integrazione di questo popolo, viene quindi demandata ai governi nazionali ed in modo particolare ai comuni, che spesso non sono in grado di risolvere il problema e ricorrono a soluzioni che da provvisorie restano permanenti. Da campi d’emergenza a baraccopoli permanenti.
Dobbiamo sempre ricordarci però che i rom sono cittadini europei e come noi devono godere degli stessi diritti e rispettare gli stessi doveri.

Siamo un paese razzista?

niccolo_rinaldi_portraitStiamo diventando un popolo sempre meno tollerante. Abbiamo al governo un partito del nord che ha fatto dell’intolleranza un suo punto di forza. In Italia ci sono episodi della caccia al nero. Penso che siamo un popolo che ha paura di conoscere chi è diverso da sé. In Italia si sta diffondendo una cultura fondata sull’egoismo figlia dell’incertezza del nostro tempo.

Cosa possiamo fare per migliorare le cose?

Dobbiamo aprire il nostro cuore, provare a manifestare la solidarietà della quale siamo capaci. Ho passato molto tempo con i senza tetto, con gli ultimi della società e quello che ho capito è che non hanno bisogno dell’elemosina ma di un’opportunità, dobbiamo creare dei centri d’assistenza veri, bisogna permettere a queste persone di ricominciare a camminare con le proprie gambe.

Ci sono dei fondi europei per l’integrazione dei rom?

Certo che ci sono, ma l’Italia pare non sappia utilizzare i fondi europei. Per il periodo 2007-2013 abbiamo utilizzato solo il 10% dei fondi a nostra disposizione. Ma questo è un altro argomento.


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