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| Un "lager" alle porte di Roma. Il Cie di Ponte Galeria |
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| Sociale | |||
| Giovedì 18 Novembre 2010 13:05 | |||
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di Luciana Cimino (da: L'unità)
«Il Cie di Ponte Galeria - dice Alberto Barbieri, coordinatore dei Medici per i diritti umani (Medu), è rappresentativo dei centri di tutta Italia, è la sintesi delle criticità riscontrabili in tutti i Cie ed è proprio la storia sbagliata di una istituzione che noi abbiamo descritto con 4 aggettivi: inumana, ingiusta, inefficiente, inutile». Inumana perché, ad esempio, è garantita solo l’assistenza sanitaria di base e persiste la mancanza di un adeguato collegamento con le strutture pubbliche esterne che si traduce in un difficile accesso alle cure specialistiche e agli approfondimenti diagnostici. «Il diritto alla salute per i trattenuti appare dunque ancora meno garantito che in passato», scrive il Medu nel suo rapporto e cita la preoccupazione per la gestione degli psicofarmaci: prescritti eccessivamente e senza ragione per “sedare” quelli che sono a tutti gli effetti detenuti. Sebbene il nuovo ente gestore, la cooperativa Auxilium che ha sostituito la Croce Rossa, abbia assicurato che il clima all’interno del centro sia notevolmente migliorato nel corso degli ultimi mesi, la situazione permane esplosiva come testimoniano i frequentissimi atti di autolesionismo, le proteste e le rivolte, da ultima quella di marzo 2010. Ma il Cie è anche ingiusto perché costituisce una pena aggiuntiva per ex detenuti o ex schiave della strada. Circa l’80% delle persone internate nel centro, infatti, provengono dal carcere o sono vittime della tratta della prostituzione. «La permanenza nel CIE viene sovente percepita da un ex-detenuto come un’ingiusta estensione della pena già scontata – commenta Barbieri - Appare, inoltre, del tutto improprio il trattenimento di donne vittime di tratta: tale struttura non è evidentemente il luogo adeguato per avviare gli opportuni percorsi di assistenza e protezione sociale a favore di persone vulnerabili». Il rapporto mette poi l’accento su una forzatura giuridica: la detenzione di cittadini rumeni, e quindi, comunitari, che sono la prima nazionalità presente nel centro. «Un numero così alto di trattenimenti di cittadini rumeni – si legge ancora nel rapporto - suscita dubbi circa possibili abusi dello strumento normativo». Limitata è poi la possibilità di «monitoraggio da parte di organizzazioni indipendenti e di esponenti della società civile, e ciò accresce la preoccupazione riguardo alle eventuali violazioni e/o all’affievolimento dei diritti fondamentali». Il Medu, per la sua indagine, ha raccolto anche la testimonianza di alcuni migranti che sono stati trattenuti a Ponte Galeria tra il 2009 e il 2010. Per tutti è stato «peggio del carcere». Sulla questione è intervenuto il consigliere regionale del Lazio di Sinistra Ecologia e Libertà, Luigi Nieri, «il Cie di Ponte Galeria continua ad essere una struttura punitiva, lesiva della dignità delle persone ivi recluse. Un carcere senza regole indice di una condizione inaccettabile che va denunciata e contrastata». «Il Prefetto di Roma si è anche reso conto del problema è ha proposto di chiudere Ponte Galeria per costruire un altro Cie in una zona periferica del nord del Lazio – conclude Barbieri – noi crediamo che questo sia solo un modo per spostare il problema, che non supera le criticità di fondo, è urgente, invece, un ripensamento globale dell’istituto della detenzione amministrativa, nell’ottica di un suo superamento e dell’adozione di strategie di gestione dell’immigrazione irregolare più razionali, efficaci e rispettose dei diritti fondamentali della persona».
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Un lager alle porte di Roma. Senza diritti, senza un’adeguata assistenza sanitaria, senza poter vedere parenti o legali (com’è garantito in un carcere “normale”), in sostanza: senza dignità. E’ così che vivono gli immigrati reclusi nel più grande Cie (Centro di identificazione ed espulsione) d’Italia, quello di Ponte Galeria, a due passi dalla Capitale, secondo il rapporto annuale dei Medici per i Diritti Umani, non a caso
Una giovane immigrata parla di «cibo scaduto, topi nei bagni, botte da parte dei poliziotti, poco rispetto per le donne, soprusi quotidiani». Ma i Cie, insistono i Medici per i Diritti Umani, dati alla mano, a fronte di una evidente vulnus ai diritti fondamentali della persona, non sono né utili, né efficienti. «Se si considera il numero di immigrati non in regola con le norme sul soggiorno presenti in Italia (560.000 secondo alcune stime), il ruolo dei Cie e del sistema di detenzione amministrativa nel contrastare l’immigrazione irregolare appare del tutto trascurabile», sono le conclusioni del rapporto che evidenzia pure come la percentuale degli espulsi sui trattenuti nei primi 9 mesi del 2010 (43%) dimostra che meno della metà degli immigrati trattenuti/transitati nel centro di Ponte Galeria viene effettivamente rimpatriata. Tale percentuale è del tutto identica a quella rilevata nello stesso periodo del 2009, quando il termine massimo di trattenimento era ancora di 60 giorni. Perché dunque prolungare il trattenimento da due a sei mesi peggiorando le condizioni di vita dei migranti?












